mercoledì 7 novembre 2007

THE BOURNE ULTIMATUM


The Bourne Ultimatum

USA 2007

REGIA

Paul Greengrass

INTERPRETI

Matt Damon, David Strathairn, Joan Allen, Albert Finney, Paddy Considine, Scott Glenn e Julia Stiles

SCENEGGIATURA

Tony Gilroy e Scott Z. Burns

Capitolo finale della trilogia sull’ agente segreto smemorato più famoso del cinema (se ampliamo il campo ci sarebbe XIII a cui forse Robert Ludlum avrebbe dovuto qualcosa). Caso strano in questo senso è il sottotitolo italiano di smithiana memoria: Il ritorno dello sciacallo. Chi non ricorda il dibattito sulle trilogie in Clerks 2 tra “Il ritorno dello Jedi” e “Il ritorno del Re” (che a dir la verità fanno pena tutte e due). Ecco per una volta i distributori italiani danno un idea di quello che è e che sarà per sempre la saga di Jason Bourne: il miglior esempio degli ultimi anni di un trilogia fatta con coerenza e passione. Detto questo c’è da dire che lo sciacallo (mi viene in mente solo il film di Zinnemann) lo avranno visto solo i distributori italiani. Ok, estrapolazione del cavolo, passiamo al film. La regia viene di nuovo affidata all’istrione con tendenze al Parkinson (con tutto il rispetto possibile per la malattia) di nome Paul Greengrass, già autore del notevole secondo capitolo e di altri buoni prodotti più o meno politici (in realtà lui è un regista di cronaca). Difatti per la prima volta la saga cerca di fare politica. Ed ecco spuntare come per magia il termine “omicidio preventivo da parte di agenzie segrete”. Cose brutali che ormai non sono più ipotesi di complotto, ma cronaca. Quella cronaca scritta su un trafiletto di qualche giornale (naturalmente non italiano, non si sa mai). Ecco un altro caratteristica di questo ultimo capitolo: il giornalismo. Per la prima volta nella saga la storia di Bourne esce dai corridoi dei palazzi dei servizi segreti e si affaccia al mondo reale sulle pagine di un giornale. Ed è strano che poi sia proprio da lì che parta la caccia a Jason Bourne; le grandi teste possono accettare spie e contro spie, giochi di potere e quant’altro ma non possono far sapere al mondo quello che sta succedendo; cioè “omicidio preventivo da parte di agenzie segrete” di cui lo stesso Bourne ne è l’essenza. Tutto torna insomma come gli svariati inseguimenti e lotte, marchio di fabbrica della saga. Da Mosca a Tangeri, da Madrid a New York ci sarà sempre da menare o da spingere a tavoletta l’auto (o la moto. la grande novità) in inverosimili inseguimenti. Inutile dire che anche questa volta questi non tradiscono l’attesa ma se vogliamo proprio mettere i puntini sulle “i” non aggiungono molto a quelli che avevamo già visto nei primi due capitoli. Associamo poì un finale semplice che riesce a concludere la saga con intelligenza e convinzione e avrete un idea di che cosa è la saga di Bourne. Un plauso al responsabile del casting per la scelta dei comprimari; dal primo capitolo si sono affacciati gente del calibro di Chris Cooper, Clive Owen, Franka Potente, Karl Urban, Joan Allen, Brian Cox, David Strathairn, Scott Glenn, Paddy Considine e Albert Finney, aggiunti al fatto che Matt Damon in tutta la saga parla pochissimo; è un altro valore aggiunto in più da accreditare alla saga.

di Daniele Pellegrini

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