giovedì 23 agosto 2007

MAIAL ZOMBIE


Die Nacht der lebenden Loser

Germania 2004

REGIA

Mathias Dinter

INTERPRETI

Tino Mewes, Manuel Cortez, Thomas Schmieder, Collien Fernandes, Hendrik Borgmann, Nadine Germann

SCENEGGIATURA

Mathias Dinter


Mathias Dinter dirige Die Nacht Der Lebenden Loser, oppure The Night Of the Living Dorks, oppure il titolo Italiano che vuole essere a tutti i costi ancora più demente e idiota: Maial Zombie: Anche I Morti lo Fanno. Il titolo Italiano è divertente non c’è che dire, e per una volta nella sua ridicolaggine riesce ad esprimere il senso del film meglio del titolo originale. Se qualcuno affronta il film pensando che sia un po’ diverso dalla solita stronzata tette, canne e birra si ricrederà dopo pochissimi secondi. Infatti il film, dopo una premessa delirante, si apre con uno dei tre protagonisti svegliato dalla madre che gli entra in camera di soprassalto. Lui sciabola attraverso le coperte un erezione niente male in pieno stile Pipino di Porky’s, il film re delle stronzate collegiali. Dopodiché ci saranno continui rimandi sia al film sopraccitato che ai vari American Pie, al punto che è difficile credere che il film sia Tedesco, dato che a parte i nomi sembra di essere nel classico college Americano con i soliti personaggi: i nerd (chi più chi meno i protagonisti) la topa bionda stronza e abbastanza zoccola, il tipo antipatico figaccione, la ragazza dark che è la più intelligente però di legno (che palle!!), il professore nazista psicopatico, il gruppetto di quelli che si fumano le canne ecc…Aggiungete a tutto ciò un rito voodoo ridicolissimo come premessa al film, appunto, e i nostri tre protagonisti che diventano zombi ed avrete il tocco originale del film. Ora, fin qui sembra che il film sia una cacata, e lo è, ma è divertente, è maledettamente divertente! I personaggi stereotipati stanno al loro posto e sono scritti in maniera da non uscire mai troppo dai ranghi, da non essere mai troppo dementi e, sarà la leggendaria precisione tedesca, il tutto funziona come un orologio. Vedremo i neo zombi perdere le palle e recuperarle, perdere l’uccello e graffettarselo all’inguine e gag sullo stile sempre sospese tra la commedia collegiale in stile yankee e l’horror. Il personaggio più riuscito è il più nerd dei tre protagonisti, un occhialuto sfigato che annota da anni su un taccuino tutte le angherie che subisce. Quando si ritrova zombi, affamato e con una forza sopra la norma, decide di vendicarsi di tutti e ci prova gusto, associando la vendetta al nutrimento. Che dire, spegnete il cervello, andate al cinema e tiratevi fuori l’uccello (per le donne e seni) mentre lo guardate, tanto il livello cameratesco è quello. Rock’n roll!

di Davide Casale

mercoledì 22 agosto 2007

PATHFINDER


Pathfinder

USA/CANADA 2007

REGIA

Marcus Nispel

INTERPRETI

Karl Urban, Russell Means, Moon Bloodgood, Jay Tavare, Clancy Brown, Ralf Moeller.

SCENEGGIATURA

Laeta Kalogridis


Pathfinder è il remake assolutamente libero di un film norvegese,Ofelas (che vuol dire...pathfinder) del 1987 e che presto recensiremo visto che ha stuzzicato l'interesse dei protagonisti di questo Pathfinder e di Markus Nispel che dopo il successo del remake di Non Aprite Quella Porta, se non altro fa una scelta coraggiosa e si butta in un film ostico sin dalla carta ed assolutamente non commerciale. Sfatiamo subito questa leggenda che il film sia simile a 300. L'unica cosa che hanno in comune sono i ralenti. Per il resto la pellicola è il racconto di fantasia su supposizioni storica ancora non provate al 100%. Come è noto, 500 anni prima di Colombo ci andarono i Vichinghi in America e il film ipotizza che fecero quello che sapevano fare
meglio: massacrare, violentare, torturare ,trucidare. In una parola: la guerra.
La storia parte da una prima spedizione dal Norge in cui un bambino rimane da solo in mezzo agli indiani e questi lo tengono a crescere tra di loro.
Quindi abbiamo Ghost, il nome dato al bambino, cresciuto come un indiano ma di razza ariana. Della sua vita passata Ghost ricorda la sua lingua e la capacità di far oscillare la spada nell'aria. Quando un nuovo gruppo di "uomini drago" approda dai fiordi scandinavi per massacrare gli indiani sarà lui a condurre,a loro insaputa, i suoi consanguignei verso la morte. Se dovessimo dar retta al film sembra che gli indiani siano stati massacrati per colpa loro. E che l'unica possibilità di salvarsi fosse nelle mani di un bianco, quindi di una di una razza più strategicamente incline alla lotta. Questo non è sicuramente il film del film. Quello che vediamo è una situazione di guerra che cerca di essere quanto più vicina alla supposta realtà storica, per cui spesso il film risulta lento e privo di trama. Quando i nodi vengono al pettine si comincia a comprendere qualcosa di più e la storia avvince in qualche modo. Nispel tributa spesso Milius nelle inquadrature e sequenze di guerra ma la materia è molto meno epica e più realistica il che è sia il pregio che il limite del film. E' un film che si dimentica presto ma confido che rivisto possa rimanere a lungo nel ricordo. E' comunque una operazione che merita di essere promossa, nonostante tutti i difetti del caso.

di Gianluigi Perrone

martedì 21 agosto 2007

CAPTIVITY


Captivity

USA/RUSSIA 2007

REGIA

Roland Joffe

INTERPRETI

Elisha Cuthbert, Daniel Gillies, Pruitt Taylor Vince, Laz Alonso

SCENEGGIATURA

Larry Cohen,Joseph Tura


Povero Roland Joffe. Aveva iniziato la sua carriera con il turbo, con una nomination per Urla Nel Silenzio e subito dopo un'altra per Mission. Poi,si sa, gli insuccessi e ci si trova a dirigere un torture thriller senza nè capo nè coda. Eppure ci dispiace di più per Larry Cohen che è un grande sceneggiatore e meritato tutto il rispetto per ciò che ha fatto, anche per le ultime piccole cose uscite che dimostravano un grande mestiere e una capacità di curare i dettagli, il sale per un buon scrittore. Invece Captivity è tutto il contrario. E' il classico film dove le forzature stridono troppo spesso e ci si scoccia di essere presi in giro. Non ci dispiace per la protagonista,Elisha Cuthbert, la figlia di Jack Bauer in 24, che non è mai stata brava e a dirla tutta neanche carina. Qui pare abbia pure evitato di mostrare troppa carne e quelle che se la tirano così non ci sono state mai troppo simpatiche. Il film non è altro che un succedaneo di tanti Saw ma senza avere un vero perchè negli eventi. Il concept del film vorrebbe essere "la seduzione è un'arma mortale e ti consuma come una tortura" e invece è "Tira più un pelo di fica che un carro di buoi". Realmente! I fini per cui viene creato tutto l'ambaradan attraverso il quale viene torturata Jennifer, la protagonista, sono esclusivamente sessuali. Una maniera troppo complessa per fare il "rattuso". Siamo contenti invece per la produzione russa che mette location(anche se dovremmo essere a New York ufficialmente),troupe e probabilmente buona parte dei soldi. In compenso i produttori escono la sera con un sorriso a 32 denti dicendo alle ragazze che hanno prodotto un film con l'attrice di 24 e il regista di "quel film con Robert DeNiro, quello in
costume,no,non Frankestein,quell'altro...". Contenti loro.

di Gianluigi Perrone

SMOKIN' ACES


Smokin Aces

USA 2007

REGIA

Joe Carnahan

INTERPRETI

Ben Affleck, Jason Bateman, Common, Andy Garcia, Alicia Keys, Ray Liotta, Jeremy Piven, Ryan Reynolds

SCENEGGIATURA

Joe Carnahan

Strano film questo Smoking’ aces. Inizia male, anzi malissimo, per diventare nell’ultima mezz’ora uno delle più interessanti pellicole d’azione degli ultimi anni. Merito a Joe Carnahan, autore di un del sottostimato “Narc”, e qui alla sua opera più vivace, dirompente e notevole. I difetti del film sono molteplici e tutti, come detto, inseriti nella prima ora di girato. All’inizio Smoking’ aces sembra un misto pane di tanto cinema, autori, culti moderni e passati. Tutto così tremendamente modaiolo e cool da generare imbarazzo se non confusione in una interminabile passerella di star che fanno il verso ad Altman e al suo cinema corale, calato qui in una dimensione di pulp tarantiniano. C’è davvero di tutto: dialoghi fiume come il buon vecchio Quentin insegna, umorismo e personaggi sopra le righe come nei film di Guy Ritchie, killer spietati contro killer spietati come in “Pistole sporche” di Albert Pyun, trasformismo alla James Bond, bad girl che fanno un baffo a “Nikita”. Il tutto shakerato così male da lasciare un senso di vertigine allo spettatore che si trova straniero in un mondo che non capisce e non lo appassiona. Poi magia della magia. Dopo qualche segnale di interesse rialzato (l’uscita di scena di Ben Affleck, la presentazione dei nazi killer) il film diventa adrenalina dirompente e comincia a far quadrare i nodi della vicenda in una catarsi drammatica e disillusa davvero inaspettata. Dopo una sparatoria in ascensore (“Get carter” con Sly?) in scena si scatena l’inferno con corpi maciullati dai proiettili, killer che si innamorano o per amore arrivano a sacrificarsi, ruoli che, senza bisogno di facili maschere, si scambiano. Chi è davvero il male o il bene? In questa orgia pulp deliziosa troviamo una sensuale Alicia Keys e un inaspettatamente bravo Ryan Reynolds. La parte del leone spetta però a Jeremy Piven, perfetto nel suo drammatico ruolo di vittima sacrificale, un personaggio dai toni altamente shakespeariani. Un applauso quindi a Joe Carnahan, che anche, e soprattutto. Stavolta ci regala un gioiello dalle molteplici sorprese. Sempre che avrete la pazienza di degustarlo come un buon vino d’annata.

di Andrea Lanza

PROTECTOR - LA LEGGE DEL MUAYTHAI


Tom yum goong

Thailandia 2007

REGIA

Prachya Pinkaew

INTERPRETI

Tony Jaa, Petchtai Wongkamlao, Bongkoj Khongmalai,Nathan Jones

SCENEGGIATURA

Mark Neveldine e Brian Taylor

Spacciato da qualcuno per Ong Bak 2 (che invece arriverà l'anno prossimo) per Tom yum goong(un piatto thailandese) è il tentativo estremo di internazionalizzare il fenomeno Tony Jaa e di sfruttare all'estremo le sue caratteristiche atletiche. Il film,bilingue(thai e inglese),si svolge quasi per intero a Sidney dove un gruppo di farabutti rapisce gli elefanti(sì,quelli con la proboscide,perchè voi non ne avete mai avuto uno in giardino?)di Kham. L'assunto della tradizione che lega indissolubilmente alcune popolazioni rurali thailandesi ai pachidermi non è affatto trascurabile; anche se è surreale vedere una persona tanto legata a una bestia di 5 quintali,non è da prendere alla leggera il substrato storico-culturale che vi si cela dietro. Tale substrato si va a benedire nel momento in cui il regista Prachya Pinkaew ha avuto il suo McGuffin per giustificare tutte le azioni mirabolanti dell'atleta. Qui il film ha semplicemente la struttura di un videogioco a scorrimento,la qual cosa appare estremamente evidente una infinità di volte. Semplicemente il protagonista atterra decine di avversari e saltuariamente affronta anche dei "boss di livello". Sembra banale a dirsi ma è chiaro anche dalle inquadrature che l'approggio del regista è stato vidoludico. Il raccordo tra le scene di dialogo è montato in maniera amatoriale, il personaggio di Petchtai Wongkamlao(noto comico in patria)è assolutamente inutile visto che non tenta neanche di far ridere così come la presenza della stupenda Bongkoj Khongmalai è giustificata solo per benedire la madre che ha messo al mondo un tale splendore. Il resto è affidato al "femomeno" Tony Jaa che fa cose mai viste prima, sfida la forza di gravità e la massacra a calci nelle gengive finchè non implorano misericordia. Jaa viene messo contro una serie di avversari dalle caratteristiche notevoli come il campione capoheira Lateef Crowder, il giovane maestro di Wushu Jon Foo o l'ingnorantissimo wrestler Nathan Jones (quello che si definirebbe "il mostro finale") e su di loro esprime tutta la sua agilità ed efficace mimica marziale. Tutto è sopra le righe, il cattivo di turno è addirittura un trans e uno degli elefanti muore perchè se lo mangiano(!!!), il che giustifica l'esistenza nel mondo di uno che fa le acrobazie di Jaa. Il film sembra essere cucito per giustificare le scene di combattimento, alcune, c'è da ammettere, ben riuscite come la lotta nel tempio infuocato (premendo il tasto start il giocatore ha il personaggio in smoking), una battaglia che emula la lotta con gli 88 Folli di Kill Bill( a proposito, il film è un "Quentin Tarantino Presenta"),solo che gli avventori non vengono mutilati con una katana ma i loro arti vengono spezzati sistematicamente in un fragore di scricchiolii che fa il suo bell'effetto. Scena top, di cui tutti parlano, è il piano sequenza(e qui sembra veramente un videogame) in cui il fenomeno Jaa sale 5 piani di un Hotel e massacra decine di avversari con oggetti assortiti e mosse incredibili senza che la camera stacchi mai. Un tour de force che il povero Jaa ha dovuto fare 5 volte prima che venisse bene. La scena è talmente emozionante che ci si immagina Pinkaew, dopo la realizzazione che esclama "avanti,adesso parlate male del film!". Classica sequenza, infatti, che vale tutta la visione. Invece, al di là della sua spettacolarità, c'è da biasimare proprio il protagonista. Tony Jaa è stato definito da alcuni il nuovo Bruce Lee, e nel film si autoconferisce il valore di successore di Jackie Chan in una scena all'aereoporto dove incrocia un suo sosia ( cosa che da noi sarebbe considerata patetica ma in Thailandia no,quindi va bene così). Il problema è che Lee era un artista poliedrico e Jackie Chan sa indubbiamente recitare mentre Jaa è un pezzo di granito e difficilmente lo si vedrebbe in futuro a fare battute o ammiccare. Quello che esprime è sostanzialmente disperazione o sfiga e se non trovano una soluzione per riciclarlo a dovere presto vedremo cadere questa cometa nel dimenticatoio. La versione italiana che hanno dato al cinema è tagliata. Press Play on Tape.

di Gianluigi Perrone

FEED


fEEd

USA 2005

REGIA

Brett Leonard

INTERPRETI

Rose Ashton, Marika Aubrey, Mary Beaufort, Yure Covich, Matthew Le Nevez, Emily Mees, Gabby Millgate

SCENEGGIATURA

Kieran Galvin


Brett Leonard è uno che ha sempre scelto sceneggiature interessanti,il suo problema è che le sviluppa sempre nella maniera sbagliata. Prendiamo il precedente Man-Thing per esempio. Per portare avanti l'uomo-vomito ci voleva almeno un po' di ironia, delle situazioni sopra le righe per supportare il soggetto. Invece nulla. Tutto il contrario di Feed che potenzialmente poteva essere un vero colpo allo stomaco se girato in maniera asettica, glabra,in qualche modo "europea" intesa alla maniera del miglior Buttgereit. Invece, un po' per esigenze finanziarie e commerciali che imponevano uno stile contenutistico e linguistico d'impatto,il tutto si è risolto in una cafonata immane. La storia parte dal Cannibale di Rotenburg, la storia del tizio che si faceva mangiare consensenzialmente, per poi prendere strade diverse. Tra le perversioni più o meno ortodosse che girano in rete c'è il fenomeno di feeders e gainers,in cui qualcuno ingozza qualcun'altro fino a farlo diventare una specie di Jabba. In questo caso abbiamo una specie di serial killer con il pallino degli affari che oltre a nutrire a morte le sue vittime ci alza un po' di quattrini con il suo sito internet che riprende tutta l'operazione con tanto di scommesse sulla morte della vittima consenziente. Con queste premesse Jeffrey Dahmer oggi sarebbe a capo della Microsoft. Un poliziotto telematico australiano si mette sulle sue tracce e lo marca stretto fino a divenirne la nemesi. Il plot è anche interessante perchè le scene di nutrizione sono veramente estreme e disgustose, Leonard non lesina sul dettaglio anzi,in questo caso letteralmente ci gode a mostra tutto questo adipe gocciolante, però il film diventa demente ogni volta che ci si sposta sulla trama che contiene alcuni stereotipi davvero inverosimili. In effetti Feed sarebbe più la storia per un corto e pare che ad allungare il brodo non sia stato nessuno dotato di particolare sagacia visto che il poliziotto protagonista si scontra inspiegabilmente con traumi e perversioni personali di cui tutti sono al corrente tranne lui. Inoltre ci sono dei personaggi messi lì a casaccio come la moglie asiatica del serial killer che prima inveisce contro il poliziotto, poi gli rivela l'ubicazione del nascondiglio del marito e...poi ritorna a ribellarsi. Effetti di una dissociazione mentale evidentemente, visto che, giusto per mettere un po' di dado nella minestra è pure una fanatica religiosa. Inspiegabile l'apparizione del padre del maniaco assassino che non vuol dire assolutamente nulla. Più di tutti però è il protagonista a suscitare una involontaria ilarità a causa delle sue scelte strategiche suicide e della sua capacità di soccombere anche da armato contro un uomo a mani nude. Tutte queste caratteristiche danno comunque al film la simpatia che può avere un piatto di pasta con tutto quello che c'è nel frigo fatto a notte fonda in preda alla fame chimica: un schifezza surreale in cui immergersi a naso tappato. Ideale per una serata adolescenziale a pizza e birra.

di Gianluigi Perrone

sabato 18 agosto 2007

CRANK


Crank

USA 2007

REGIA

Mark Neveldine e Brian Taylor

INTERPRETI

Jason Statham, Amy Smart, Jose Pablo Cantillo ,Dwight Yoakam

SCENEGGIATURA

Mark Neveldine e Brian Taylor



Chissà in quale genere si può inserire questo Crank. Da una parte può sembrare un bieco ed eccessivo tentativo di saturare un genere chiuso da delle regole come action movie, dall'altra c'è un grido di innovazione narrativa che fa salire questo Crank tra le pellicole più esagerate e interessanti dell'ultimo periodo. La trama e semplice: Chev Chelios, un killer professionista, sopre che durante il sonno è stato avvelenato da un virus che nel giro di un ora potrebbe ammazzarlo. L'unico modo per rimanere vivo e completare la sua vendetta è quello di mantenere l'adrenalina alta. Ed è proprio l'adrenalina il motore di tutto il film: Adrenalina imprime ritmo alla pellicola ed in egual misura scatena il protagonista il scene assurde quanto ironiche (da non perdere la scena di sesso con la Smart). Un caratteristica unica, ma anche un enorme handicap, perchè si ha come la sensazione che Crank non possa mai uscire dai binari prestabiliti dalla storia. Infatti se le situazione eccessive lasciano il sorriso in bocca, la trama è ancorata ad dei punti in cui gli spazi di manovra sono limitatissimi. Quindi ci si trova davanti ad un film forzato e innaturale. Poco male comunque perchè quel che conta (specialmente nelle torride notti d'estate) è entertainment, ed in Crank c'è ne in dosi massicce, e talvolta sono proprio le trovate più stupide e irreali che riescono a soprendere lo spettatore. La sorpresa vera arriva però dalle pretese registiche dei due autori: se la prima cosa che salta all'occhio e la similitudine con Speed (il corpo al posto dell'auto), assurdità di Crank è che sembra un film scritto da Ritche, girato come uno spin-off di 24 (real time, split screen e Google Earth sic.) e con la lucidità fracassona di Too Many Ways to Be No. 1 di Ka-Fai Wai. Insomma Crank è si un film costruito sulla carriera di Jason Statham (evitare paragoni con Willis, Please) ma riesce perlomeno a molestare lo spettatore con dose massicce di tutto il repertorio registico videoclipparo e quant'altro. Non insegna nulla, non provoca reazioni ma almeno diverte. Ed è già qualcosa. Ottimo il finale

di Daniele Pellegrini

VACANCY


Vacancy

USA 2007

REGIA

Nimród Antal

INTERPRETI

Kate Beckinsale, Luke Wilson,Frank Whaley

SCENEGGIATURA

Mark L. Smith


Una strada sbagliata, un motel non propriamente da luna di miele, dei pazzi che cercano di ucciderti. Potremmo andare avanti per ore, ormai non c'è niente da fare: l'horror non sa più confrontarsi con paure nuove. Naturalmente non fa eccezione questo Vacancy, esordio americano di Nimród Antal, regista Ungherese che nel 2003 aveva esordito con il bello quanto prosaico Kontroll. Se c'era la pur minima possibilità di trovarsi di fronte a un interessante connubio tra Psyco e Tetis, il lavoro asettico dello sceneggiatore Mark L. Smith, guasta la pur poco la credibilità del film. Infatti a differenza degli illustri ispiratori, Vacancy manca di logicità. Le soluzioni alla storia (VHS, botole, ...) vengono inserite senza una spiegazione convincente, rendendo Vacancy un film goffo e pressato. Un problema non da poco, visto che sotto la veste di film risibile, Vacancy ha dalla sua una caratterizzazione dei personaggi complessa. Difatti i due protagonisti non sono quella specie di macchinette teen votate al testosterone, viste in quantità industriale nelle varie pellicole dell'orrore, ma hanno una loro credibilità sociale che rende la loro sotto storia forse più interessante del plot stesso del film. Peccato solo che il film non riesca ad essere solido come i suoi due protagonisti. Comunque se la storia manca di lucidità almeno la parte tecnica è di alto livello. Vacancy è girato bene e fotografato meglio, e quel che conta di più, i momenti di tensione hanno il ritmo giusto. Questo fa si che anche con i suoi difetti il film di Antal non annoia. Un diversivo emblematico che accompagna horror moderno, spesso bello esteticamente ma poco convincente nella trama. Almeno questo Vacancy non ha la presunzione di accostarsi, con dosi massicce di splatter, ad un ennesimo clone di Hostel. Se solo la storia funzionasse meglio...

di Daniele Pellegrini