lunedì 4 febbraio 2008

REC


REC

Spagna 2007

REGIA

Jaume Balagueró, Paco Plaza

INTERPRETI

Manuela Velasco, Ferran Terraza, Vicente Gil

SCENEGGIATURA

Jaume Balagueró, Paco Plaza, Luis A. Berdejo



Parlare di REC non è affatto semplice se si vuole farne un’analisi approfondita. Non perché sia pieno di sfaccettature e doppi significati nascosti chissà dove, ma perché oltre alle immagini che ci vengono propinate, collegate ad una trama iper elementare, non vi è altro.
In due righe si può riassumere il tutto: un condominio a Barcellona in cui un epidemia “zombesca” inizia ad infettare gli inquilini. Giornalisti televisivi, abitanti, pompieri e poliziotti vi si trovano bloccati per motivi di quarantena. La telecamere resta sempre accesa in modalità “rec”, appunto.
Seguendo lo stile reality che ha portato ai fasti opere minimali come Blair Witch Project, la Filmax commissiona (ci scommetterei) a Jaume Balagueró e Paco Plaza questo film tentando di battere il ferro caldo(?) di questo particolare stile inaugurato in primis dal nostrano Cannibal Holocaust firmato Ruggero Deodato.
Le spese sono ridotte a causa delle location minimali, la camera è sempre a mano e il sonoro in presa diretta. Per chi soffre il mal di mare il film è da evitare come per chi ha problemi alle coronarie, dato che Rec è un’opera terrificante, vuota fondamentalmente, come lo è per quanto riguarda l’originalità, ma che incolla alla poltroncina dall’inizio alla fine. Essendo un simil reality, noi siamo in diretta secondo il film e vediamo attraverso l’occhio della telecamera in tempo reale quindi senza regolazioni del sonoro che esplode improvvisamente saturando il canale audio. Anche le immagini spesso diventano sfocate, la videocamera cadrà anche al suolo, ma Ángela, la giovane giornalista interpretata da Manuela Velasco, non vuole rinunciare allo scoop che potrebbe renderla famosa e di fronte alla follia degli eventi in cui si trova involucrata non pensa minimamente alla qualità delle riprese, ma unicamente che il più possibile venga registrato. Se qualche omaggio evidente a Blair Wich Project non può sfuggire le sensazioni di deja vu col remake Dawn Of the Dead di Zack Snyder sono fin troppo evidenti, quasi eccessive agli occhi di un attento osservatore.
Rec non è per questo un prodotto da cestinare, anzi, mantiene quello che promette, ossia spaventare e nulla più. Il livello di tensione cresce in un’escalation di struttura simile a quella di un videogioco fino al “livello” finale..

di Davide Casale

venerdì 1 febbraio 2008

30 GIORNI DI BUIO


30 Days of Night

USA 2008

REGIA

David Slade

INTERPRETI

Josh Hartnett, Melissa George, Danny Huston, Ben Foster

SCENEGGIATURA

Steve Niles,Stuart Beattie,Brian Nelson



Tutto in una notte. Una notte lunga 30 giorni. La città di Barrow in Alaska vive questa condizione una volta l'anno ed è l'ideale per un clan di vampiri andare lì a pasteggiare indisturbati. Questo l'assunto della fortunata graphic novel di Steve Nile e Ben Templesmith , munifica di sequels, che la GhostHouse di Sam Raimi ha deciso di consegnare nelle mani di David Slade, sulla fiducia del lavoro fatto su Hard Candy. Innanzitutto, mettetevi l'anima in pace, qui il fumetto di Niles c'entra poco. Niente vampiri "goodfellas", nessun Vincent, nessuna ironia cafona. Niente figure acuminate dalle fattezze di vetro. Quello che rimane dei succhiasangue di Templesmith è la ferocia con cui pretendono il sangue dalle vittime. Niente romanticismi, baci,poppisti,il morso è netto e si porta via bei pezzi di carne insieme al sangue. E' difficile parlare del lavoro di Slade perchè sulla carta c'è molto più di quello che alla fine vediamo in video. Slade ama la regia classica. Le avvisaglie c'erano già in Hard Candy, un costrutto tradizionale, compassato, asciutto, basato su dialoghi ed attori. Qui si è tentato di fare la stessa cosa, nellaria rareffata dell'Alaska, Slade ha tentato l'evidente omaggio a La Notte dei Morti Viventi, mettendo una comunità a confronto con se stessa di fronte ad un pericolo ignoto,terrificante e incomprensibile. Infatti la presenza della minaccia si palesa attivamente (a parte sporadiche apparizioni) solo dopo un'ora di film. Tutto il resto voleva essere lavoro su personaggio, tensione, mestiere da artigiano classico, quasi un film in bianco e nero. Il problema è che il risultato non è stato quello che Slade si aspettava. Perchè non c'è tensione, non c'è lo scontro tra personalità, decisioni, movimento delle situazioni. C'è confusione ed indecisione. Gli attori fanno un ottimo lavoro, Hatnett e Ben Foster su tutti, ma non basta certo ad interessarci alle loro chiacchiere. Oltretutto, a parte sporadici casi, questa tendenza alla ripresa classica di Slade non ha alcuna resa moderna. Semplicemente non ha un bel senso visivo,non vi sono immagini che rimangono impresse e questo perchè Slade ha volutamente girare nella maniera classica che forse è l'unica possibile per lui. Verso la fine, di sangue ne scorre e l'azione comunque non manca (esistono pure sempre dei produttori) ma l'eccesso di sofisticatezza della regia (già,perchè fare oggi un horror classico è sofisticato) cozza con il risultato finale ed è un vero peccato, perchè le aspettative erano molto alte.

di Gianluigi Perrone

martedì 29 gennaio 2008

CLOVERFIELD


Cloverfield

USA 2008

REGIA

Matt Reeves

INTERPRETI

Lizzy Caplan, Jessica Lucas, T.J. Miller, Michael Stahl-David, Mike Vogel

SCENEGGIATURA

Drew Goddard

C'è un limite oltre il quale la furbizia diventa genio. Questo è quanto si può dire di J.J. Abrams che, con una scaltra campagna pubblicitaria atta ad alimentare la curiosità verso Cloverfield (memore delle furbate in rete nate per Lost), crea uno dei casi cinematografici dell'anno. Il bello è che, visto che il trailer del film su Star Trek andrà prima del film nelle sale, non è escluso che l'operazione non fosse nata semplicemente per pompare la pellicola diretta da Abrams. Eppure Cloverfield non doveva essere una delusione ed infatti colpisce propriò lì dove intendeva. Come ormai sembra la scelta avanguardistica del momento, la ripresa è quasi sempre in prima persona, documentaristica, girata con camera a mano come se fosse amatoriale. Sono passati anni da Blair Witch Project e oggi vengono fuori l'ottimo Rec di Plaza/Balaguerò, Diary of the Dead di Romero, in maniera molto meno efficace la serie August Underground ed anche alcune scene di guerra de I Figli degli Uomini di Cuaron ricordano questo tipo di ripresa. Matt Reeves, tra i creatori della serie Felicity, dirige un "microscopico colosso". Perchè quella che sembra una ripresa casuale durante l'armageddon che scoppia nel cuore di Manhattan è in realtà un lavoro chirurgico e precisissimo, una prova di attori estenuante ed un lavoro di falso piano sequenza talmente studiato da essere dannatamente reale. La storia è semplice e banale, come ci si potrebbe aspettare è vista dal punto di vista di un gruppo di amici che durante una festa vivono questo calamità, ovvero un enorme creatura vagamente antropomorfa che distrugge New York, riversando sulla città anche i suoi parassiti che attaccano la gente. Hud è il cameraman che riprende tutto il loro viaggio. Gli sceneggiatori cercano di curare attentamente gli avvenimenti per non creare forzature. Il primo problema di questo tipo di film è che probabilmente nessuno in una situazione di pericolo o caos seguiterebbe a riprendere. Negli atti di Hud c'è tutto il sensazionalisto dell'11 Settembre. Ci viene mostrato come la gente sia abituata a filmare gli eventi(molti in mezzo al delirio fanno foto e piccoli video coi cellulari) anche se qualche forzatura si sente. Così come c'è indubbiamente nelle azioni dei ragazzi che per salvare la ragazza di cui uno di loro è innamorato si cacciano in guai che in una situazione del genere neanche il più incosciente fanatico alla ricerca di eroismo si metterebbe. Eppure questo non cambia di una virgola il risultato del film nel quale ci si immedesima in maniera totale. Veniamo proiettati all'interno della catastrofe, alcune scene sono talmente pazzesche da rischiare il cardiopalma e non certo per un trasporto emotivo narrativo ma puramente visivo. Un film che quasi sicuramente farà una scuola senza sbocchi duraturi ma del quale bisogna ammettere che coinvolge lo spettatore senza eccezioni.

di Gianluigi Perrone

sabato 26 gennaio 2008

INTO THE WILD


Into the Wild

USA 2007

REGIA

Sean Penn

INTERPRETI

Emile Hirsch, William Hurt, Marcia Gay Hayden, Jena Malone, Vince Vaughn,Catherine Keener,Hal Holbrook

SCENEGGIATURA

Sean Penn

Ecco che Sean Penn gira il film più bello dell'anno e il più maturo della sua carriera. L’attore è da tempo che paventa di lasciare la carriera per diventare regista a tempo pieno. Quel momento è arrivato. In Into The Wild si sente moltissimo l’esperienza fatta con Clint Eastwood sul set di Mystic River, dove Sean ha rubato con gli occhi la vera anima di un regista americano.Stiamo naturalmente parlando di un capolavoro. Il film racconta la storia di Christopher McClandless dal libro John Krakauer, appena laureato e partito verso la natura selvaggia, come da titolo, in un viaggio prima spirituale, Lungo le strade d’America incontriamo insieme a Chris, che si fa chiamare Alexander Supertramp, una serie di personaggi che diventeranno il bagaglio umano del giovane. Penn rende fa di poesia la regia, proprio come fu un tempo capace John Ford, e recentemente proprio Eastwood. Invisibile ma concreto, semplice ma complesso, banale ma avvincente, tutto giocato sui volti universali quasi religiosi, dei personaggi. Performance attoriale di Emile Hirsch ( Lords of Dogtown) che si pone come nuovo leader della propria generazione. Grandissimi i supporters: William Hurt, Marcia Gay Hayden, la giovanissima Jena Malone, Vince Vaughn,Catherine Keener e su tutti Hal Holbrook cheprenderà l' oscar. Fantastica la colonna sonora di Eddie Vedder , nel suo essere anch'essa un capolavoro. Into the Wild è una esperienza cinematografica unica e la strada di Penn adesso conoscerà solo questa strada.

di Gianluigi Perrone

venerdì 25 gennaio 2008

L'INCUBO DI JOANNA MILLS


The Return

USA 2006

REGIA

Asif Kapadia

INTERPRETI

arah Michelle Gellar, Peter O'Brien, Adam Scott, Kate Beahan

SCENEGGIATURA

Adam Sussman


Probabilmente un'occasione sprecata quella di The Return, dell'inglese Asif Kapadia, che dimostra una raffinatezza registica invidiabile ma che non convince sulla narrazione. La storia è quella di Joanna (Sarah Michelle Gellar) che si trova in un periodo straniante della sua vita durante il quale sembrano affiorare ricordi lontani. Comincerà a seguire a ritroso una strada che la porterà verso una vita altrui e verso un fatto delittuoso. Tipico film che poggia sul twist finale, riesce a ricreare alcune atmosfere che guardano evidentemente al classico Lynch ma anche al primo Shyamalan ma non cattura per tutta la prima ora di film, divenendo confuso e troppo simile a cose già viste. Si avverte un forte potenziale e probabilmente non è stato chiarito a pieno quello che la sceneggiatura di Adam Sussman ovoleva esprimere.
E' percepibile un senso di inespresso ed incompleto nonostante spesso il film dimostri di poter essere potenzialmente grande. Non si è riuscita a bilanciare l'autorialità degli intenti con le necessita di genere, probabilmente.

di Gianluigi Perrone

martedì 22 gennaio 2008

AVPR - ALIEN CONTRO PREDATOR 2


Alien vs predator - Requiem

USA 2007

REGIA

Greg & Colin Strause

INTERPRETI

John Ortiz, Steven Pasquale, Johnny Lewis, Reiko Aylesworth.

SCENEGGIATURA

Shane Salerno


Il secondo capitolo arriva preciso come la morte quando il primo è un successo. Succede anche per Aliens vs predator, film tratto da un videogioco di una certa fama, e cross over di due serie cinematografiche amate dai fan. Il primo esperimento, voluto fortemente dal regista di “Resident Evil” Paul W.S. Anderson, era un mezzo disastro: poco appassionante, noiosetto, derivato da cento altri film e persino esangue nei momenti dove lo splatter doveva regnare sovrano. Con queste premesse il secondo capitolo non doveva essere fatto, ma è il Dio denaro a parlare al di là della qualità di un’opera. Licenziato il vecchio regista (ma da quanti set è stato cacciato Anderson?) si prendono due quotati effettisti speciali, Greg e Colin Strause, fratelli perché dai Wachowsky ai Pang fa sempre cool firmare in famiglia un’opera, e l’operazione prende il via. Non che uno si aspettasse tanto da questo Aliens vs predator 2: requiem (il titolo è bello), ma le aspettative sono state sorprese da un film che, pur essendo cazzone e cafone, è molto divertente. Questa volta si dimentica l’ambientazione precedente in Antartide e si cambia scenario con una più ridente cittadina da college movie americano. La lotta tra Predator e Alien trova qui il massimo godimento con questi ragazzini arrapati che vengono falciati dalle armi aliene, usati come incubatrici e divorati con un certo gusto per il budello sanguinante. Certo la trama è da fumetto di bassa lega, ma la cosa più importante è che i due neo registi riescono a rendere altissima l’azione in un continuo di colpi di scena e sparatorie forsennate senza quasi mai far scemare la tensione. Tra le scene già cult l’arrivo dell’alienator, un misto tra le due razze aliene, e l’incubazione dei piccoli alien all’interno dell’ospedale. AVP2: requiem è un film che non guarda in faccia nessuno: uccide senza pietà bambini, non ha paura di versare quelle gocce di sangue in più, è divertimento da oratorio certo, da stadio calcistico pieno di coatti urlanti, ma è comunque divertimento, di quello che è raro vedere al cinema ancora. In attesa di “Predator 3” che sembra sarà con Sly…

di Andrea Lanza

venerdì 18 gennaio 2008

AMERICAN GANGSTER


I am Legend

USA 2007

REGIA

Ridley Scott

INTERPRETI

Russell Crowe, Denzel Washington, Chiwetel Ejiofor, Cuba Gooding Jr.

SCENEGGIATURA

Steven Zaillian

Guardando American Gangster, dopo una ventina di minuti avrete un deja vu. Questa storia l'ho già vista da qualche parte. Non ci vorranno più di una manciata di secondi per capire che si tratta di Scarface di DePalma. In effetti la sceneggiatura di Oliver Stone era ispirata al personaggio di Frank Lucas, detto Superfly (ricorderete il film Gordon Parks jr del 72 dedicato al personaggio), che in breve tempo divenne il punto di riferimento per il traffico della droga in america, una ascesa al potere inaudita, ancora più surreale perchè portata avanti da un nero. Infatti sarebbe stato impensabile che il protagonista di Scarface potesse essere un afroamericano e quindi si pensò a un più "pallido" cubano, mischiando un po' di fatti di cronaca. Invece Ridley Scott racconta la storia vera di Lucas, romanzandola e dipingendolo come un personaggio romantico e vincente. oRmai Denzel Washington, insieme a Samuel L Jackson, è il nuovo blaxploitation hero della sua generazione, nonostante sia un grandissimo e versatile attore fa scelte di genere e si impegna in una maniera sopraffina. Puoi vedergli la tensione intorno alle spalle, fremere tra le labbra e valorizzare ogni inquadratura con la sua presenza: questa è inesauribile energia. Ci vuole un bel paio di palle per mettere giù uno come Russell Crowe, co-protagonista che impallidisce di fronte all'attore nero. Insieme a lui tutta la nuova(e non) generazione di attori di colore come il bravissimo Chiwetel Ejiofor e Cuba Gooding Jr. a supportare una leggenda come Frank Lucas, il sogno americano criminale nell'immaginario di qualsiasi gangsta rapper che NON si rispetti. American Gangster ha tutti gli elementi per essere un blaxploitation moderno: azione,ritmo, musica soul e funky, orgoglio nero e epicità cafona ma stavolta con un mare di denaro in più rispetto alla media dei vari Truck Turner e similia. Un film del genere doveva finire tra le mani di un Craig Brewer o John Singleton, o Spike Lee persino, invece lo dirige un inglese come Ridley Scott! Non solo, Scott da qualche anno a questa parte è diventato freddo, gelido. Una tecnica perfetta e spaventosa, elementi che collimano perfettamente eppure non c'è anima nei suoi film. Talmente perfetti da non essere veri, ed è dura con una storia originale avvincente come quella di Lucas. Intendiamoci, American Gangster è un bel vedere e si fa piacere nonostante la lunghezza, ma è finto, quasi parodistico. Cosa è successo a Ridley?

di Gianluigi Perrone